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ELETTROCARDIOGRAMMA DA SFORZO

È anche chiamata "prova da sforzo". Si tratta di un elettrocardiogramma effettuato durante uno sforzo fisico eseguito su una cyclette o su un tappeto rotante (tapis roulant)

Consiste nel registrare l’elettrocardiogramma e la pressione arteriosa mentre il Paziente pedale (con carichi di lavoro crescenti) su una cyclette o cammina su un tapis roulant.

L’uso più comune di questo esame è per valutare l’eventuale sofferenza sotto sforzo del cuore e quindi diagnosticare una malattia delle coronarie (le arterie che irrorano il cuore). Il vaso ristretto per l’aterosclerosi impedisce che il flusso di sangue aumenti. Perciò, quando il cuore ha bisogno di più sangue (come accade durante lo sforzo) si verifica quella che in termini medici si chiama “ischemia”. Si tratta di una sofferenza di una o più zone del cuore che si manifesta con dolore al petto ed alterazioni dell’elettrocardiogramma.

Come posso prepararmi alla prova da casa?

Al momento della prescrizione del test il Cardiologo Le dirà se esso deve essere condotto sospendendo alcuni dei farmaci che sta prendendo. Sia molto scrupoloso nel seguire queste indicazioni

Rispetti le istruzioni che Le verranno date prima dell’inizio del test.

 Se svolge la prova dopo pranzo, faccia un pasto leggero senza alcool, tabacco o caffè.

Indossi abiti ampi, facili da sbottonare sul torace, e scarpe comode.

Dopo la prova può ripartire con i propri mezzi e riprendere la normale attività, oppure può farsi venire a prendere da qualcuno se è stanco.

Come si svolge la prova?

All'interno di una sala visite con semplici apparecchiature.

Deve salire sulla cyclette o sul tapis roulant.

Il medico o l'infermiere Le posiziona degli elettrodi autoadesivi sul petto e uno sfigmomanometro.

Il medico spiega quindi il funzionamento dell'apparecchio e il ritmo da adottare.

Questi preparativi vengono seguiti da una prima rilevazione elettrocardiografica e dalla misurazione della pressione a riposo.

L'esercizio è progressivo, facile all'inizio, e poi progressivamente più intenso.

Deve cercare di esercitare uno sforzo costante per il maggior tempo possibile.

Riferisca come si sente. Il medico o l'infermiere glielo chiederanno regolarmente.

Alla fine dell'esercizio, deve continuare i movimenti per qualche minuto in assenza di resistenza per riprendersi dallo sforzo. La registrazione dei dati termina quando si ritorna ai valori normali.

Non è una prova dolorosa, ma richiede un po' di fatica.

La prova presenta dei rischi?

La prova da sforzo è ben codificata e inquadrata. Viene realizzata da un cardiologo assistito da un infermiere o da un altro medico. Il cardiologo si assicura che Lei non presenti alcuna controindicazione alla prova. Prima e durante la prova, il Suo cuore viene monitorato. Durante l'esame deve segnalare qualsiasi difficoltà o sintomo. Il rischi di comparsa di problemi cardiaci sono bassi e vengono prese tutte le precauzioni per evitarli.

Quanto tempo dura?

Da 10 a 15 minuti per la prova vera e propria e 15 minuti per i preparativi.

A chi mi devo rivolgere per eseguire questa prova?

È il Suo medico che decide il luogo adatto. La maggior parte delle volte si tratta di un locale ospedaliero con delle strutture di rianimazione nelle vicinanze, che permettano il trattamento di eventuali complicazioni.

E i risultati?

La maggior parte delle volte i risultati vengono forniti sul momento. Ove necessario, una copia del rapporto della prova di sforzo viene inviata al Suo medico curante. I risultati vengono discussi in occasione della visita successiva dal Suo medico curante.

 

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30-9-2018
Curriculum Vitae

INTERESSI: Diagnostica strumentale ecografia cardiovascolare.

 TITOLO DI STUDIO PREUNIVERSITARIO: maturità classica c/o Liceo "Maurolico" di Messina ottenuta nel  1971.          

 LAUREATO IN MEDICINA E CHIRURGIA  all'Università di Bologna il 30 Novembre 1978 con voti 104/110.

SPECIALIZZAZIONE IN CARDIOLOGIA ottenuta alla Scuola di Specializzazione in  Cardiologia dell'Università di Messina nell'Ottobre 1988 con voti 48/50.

ATTIVITA' CLINICA

1) Dal Gennaio all'Aprile 1980 assistente incaricato presso il Servizio Cardiologia dell'Ospedale "Puglisi Allegra" di Messina.

 2) Dal Maggio 1980 assistente di ruolo presso la Divisione Cardiologia con UTIC dell'Ospedale Piemonte di Messina. La Divisione comprendeva anche un Laboratorio di Emodinamica e di Elettrofisiologia non interventistiche, un Laboratorio di impianto pacemakers e Laboratori di diagnostica strumentale di II livello (ecocardiografia  transtoracica e transesofagea, eco-stress, ergometria, ecg dinamico). Dalla data suddetta l'attività del candidato si è svolta, oltre che in UTIC, anche in Reparto di degenza ed in Ambulatorio di I e II livello (ergometria).

 3) Dal Marzo 1988 ha lavorato nel Laboratorio di Emodinamica dove ha eseguito circa 500 cateterismi cardiaci su adulti (per lo più esami coronarografici).

 4) Dal 30 Dicembre 1988 Aiuto Corresponsabile di ruolo.

 5) Dal Maggio 1992 responsabile anche del Laboratorio di Ergometria.

 6) Nel Dicembre 1994 gli viene assegnato il Modulo organizzativo di "Diagnostica della cardiopatia ischemica"

 7) Ha conseguito l'idoneità a Primario in Cardiologia nella sessione del 1989.

 8) Dall’Ottobre 1999 ha lasciato l’attività di medico ospedaliero. Lavora come libero professionista da quella data c/o Casa di Cura “Villa Maria Cecilia Hospital” (Cotignola-Ravenna); c/o Casa di Cura “S. Lorenzino” di Cesena e Casa di Cura “S. Pier Damiano Hospital” di Faenza. Dalla stessa data si dedica prevalentemente alla diagnostica strumentale non invasiva e seminvasiva cardiovascolare.

 9) Dall’ottobre 2004 si dedica anche al controllo e monitoraggio di pazienti in sala operatoria cardiochirurgica mediante esame ecocardiografico transesofageo

 ATTIVITA' DI STUDIO

1) Negli anni scolastici 1985/86 e 1986/87 ha tenuto le lezioni di Cardiologia presso la Scuola per Infermieri professionali dell'Ospedale Piemonte di Messina.

 2 ) Dall'Aprile al Luglio 1987 ha frequentato il Laboratorio di Emodinamica della Divisione di Cardiologia dell'ospedale di Cittadella (PD), in posizione di comando.

 3 ) Nell'Aprile 1989 ha frequentato il Laboratorio di Emodinamica dell'Istituto di Malattie Cardiovascolari dell'Università di Bologna per un breve trend di apprendimento sull'angioplastica coronarica percutanea.

 4) Nel 1989  e nel 1992 ha frequentato il Laboratorio di Emodinamica  della Divisione di Cardiochirurgia dell'Ospedale "Vittorio Emanuele" di Catania per l'apprendimento della tecnica della biopsia endomiocardica (in questo periodo ha eseguito circa 50 biopsie).

 5) Dal Maggio 1998 ha frequentato il Laboratorio di Emodinamica del "Centro Cuore Morgagni" di Pedara (CT) per l'apprendimento della tecnica dell'angioplastica coronarica.

 6) Nel Novembre 1995 ha partecipato come relatore al Congresso Regionale A.N.M.C.O. della Sicilia

 7) Nel Novembre 2001 ha ottenuto la Certificazione di competenza in ecografia cardiovascolare rilasciata dalla SIEC (Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare)

 8) Nel Novembre 2002 ha frequentato il Corso di Ecocardiografia di II livello (organizzato dal Centro Cuore e dal Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Respiratorie dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”).

 9) Nel Giugno 2004 partecipa come relatore al “Corso teorico-pratico sul percorso diagnostico-terapeutico nella patologia carotidea” tenutosi a Villa Maria Cecilia Hospital, Cotignola (RA)

 10) Dal 25 al 27 Ottobre 2004 ha partecipato al Meeting Italiano Tecniche Riparative Avanzate Live Ecocardiografia (M.I.T.R.A.L.E.) presso l’Ospedale S. Raffaele di Milano

 11) Nel  Dicembre 2004  ha partecipato in qualità di relatore al Convegno “Dai fattori di rischio cardiovascolare alla diagnosi clinica” tenutosi a Villa Maria Cecilia Hospital, Cotigonola (RA)

 12) Nel Settembre 2005 ha ottenuto la “Certificazione di competenza in Ecocardiografia Alta Specialità    Ecotransesofageo” rilasciata dalla SIEC (Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare)

 13) Nel Novembre 2005 ha partecipato in qualità di relatore al Convegno su “La diagnostica cardiovascolare: approccio multidisciplinare” tenutosi a Villa Maria Cecilia, Cotignola (RA) parlando sul tema: “L’ecocardiografia come ausilio alla chirurgia”

 14) Il 25 Novembre 2005 ha partecipato in qualità di relatore al corso ECM “Porte aperte a Villa Maria Cecilia Hospital: aggiornamento clinico-diagnostico in campo cardiologico”

 15) Il 1-2 Dicembre 2005 ha partecipato al 2° Meeting Triveneto di Ecocardiografia Clinica della Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare su “Ecocardiografia e Cardiochirurgia” tenutosi a Monastier (TV)

 16) Il 26-27-28 Ottobre 2006 ha partecipato al Congresso M.I.T.R.A.L.E. II – 2° Meeting Italiano Tecniche Riparative Avanzate Live Ecocardiografia presso l’Ospedale S. Raffaele di Milano

 17) Il 1-2 Dicembre 2006 ha partecipato in qualità di relatore al Convegno su “Insufficienza mitralica: dalla diagnosi alla Chirurgia” tenutosi a Villa Maria Cecilia Hospital, Cotignola (RA)

 18) Il 23 e 24 Novembre 2007 ha partecipato come relatore al Corso di aggiornamento sul tema “Stenosi valvolare aortica” tenutosi a Villa Maria Cecilia Hospital di Cotignola (RA)

 19) Il 15 e 16 Maggio 2009 partecipato come relatore al Corso di aggiornamento sul tema “L’insufficienza valvolare aortica: linee guida e timing chirurgico: cosa attende migliore definizione ?”

 20) Il 16 e 17 Maggio 2009 ha partecipato come relatore al Corso di aggiornamento “Discover the new target: gestire il rischio cardiovascolare attraverso uno screening evoluto” organizzato dalla Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare a Monteriggioni (SI)

 21) Il 6 Marzo 2010 ha partecipato come relatore al Corso di aggiornamento su “Il rischio cardiovascolare: la gestione attraverso le conoscenze” tenutosi a Ravenna c/o Hotel Cube

 

 

 

 

 

 

19) Il 24 settembre 2010 ha partecipato come relatore al Corso di aggiornamento su “Infezioni ed apparato cardiovascolare: approccio multidisciplinare” tenutosi a Villa Maria Cecilia Hospital (Cotignola - RA)

                                                                             

                                                                                                         

 

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30-9-2018
Ecocardiogramma con stress farmacologico (ecostress)

Come si svolge l’esame?

Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino, sul fianco sinistro come per un normale esame ecocardiografico transtoracico.

Vengono applicati degli elettrodi al torace per monitorizzare l’elettrocardiogramma ed uno sfigmomanometro per valutare l’andamento della Pressione Arteriosa.

Viene applicata una fleboclisi per somministrare, in dose controllata, il farmaco che provocherà al cuore  modificazioni simili a quelle indotte da uno sforzo fisico (Dobutamina) o variazioni del circolo delle coronarie capaci di provocare ischemia, cioè sofferenza delle zone del cuore nutrite da rami coronoraici ristretti (Dipiridamolo). Attraverso la stessa fleboclisi possono essere somministrati altri farmaci che il cardiologo ritenga necessari per l’esito favorevole del test. La fleboclisi verrà rimossa al termine del test.

Quando viene interrotto l’esame?

L’esame viene interrotto quando è stata iniettata la dosa massima di farmaco per quel paziente. Può anche essere interrotto dal Cardiologo prima del completamento del protocollo di iniezione per la comparsa di alterazioni significative del tracciato eletrocardiografico o della motilità delle pareti del cuore all’ecocardiogramma, per variazioni dei parametri pressori o quando il paziente lamenti dei sintomi che il Cardiologo giudichi significativi.

L’ecostress è pericoloso?

Durante questo tipo di test possono comparire aritmie, una crisi di angina, uno scompenso acuto, un infarto del miocardio, un arresto cardiaco ed in casi estremamente rari (meno di 1 caso su 10.000 test) il decesso del paziente. Per questo nel laboratorio dove si esegue il test sono sempre disponibili farmaci e strumenti in grado di far regredire ognuna di queste rare complicanze nel minor tempo possibile.

L’incidenza delle complicazioni è comunque la stessa di una normale prova da sforzo a tappeto rotante o al cicloergometro o di una scintigrafia da sforzo.

Come prepararsi all’esecuzione di un’ecostress.

E’ opportuno che il paziente consulti con sufficiente anticipo il proprio medico curante per stabilire l’eventuale sospensione della terapia in corso che potrebbe essere necessaria per dirimere il dubbio diagnostico.

La sospensione dei farmaci, che non deve essere decisa da chi esegue l’esame ma da chi lo richiede, deve avvenire con modalità diverse a seconda delle proprietà del farmaco stesso.

Qualora il medico curante abbia deciso di far sospendere al paziente la terapia in corso, questa deve avvenire con le seguenti modalità:

  • 48 ore prima dell’esame per nitroderivati, Calcio antagonisti, ACE inibitori, Digitale, Aminofillina.
  • 5 giorni prima dell’esame per beta bloccanti (che devono essere sospesi gradualmente).

 E’ infine molto importante che il paziente:

  • non fumi da almeno 12 ore
  • non assuma thè, coca cola, caffè da almeno 12 ore
  • sia a digiuno da almeno 4 ore (in caso di diabete è opportuno consigliarsi con il proprio medici curante al fine di stabilire la dose di antidiabetico orale o di Insulina). Si può invece bere acqua senza particolari restrizioni.
  • porti con sé la copia o l’originale della documentazione clinica relativa al problema che deve essere chiarito (cartella clinica, ECG, prove da sforzo, coronarografia ecc).

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30-9-2018
ECOCARDIOGRAMMA TRANSESOFAGEO

COS'E' L’ECOCARDIOGRAMMA PER VIA TRANSESOFAGEA ?

Talvolta può accadere che l’Ecocardiogramma bidimensionale Color Doppler transtoracico non sia sufficiente a risolvere il problema diagnostico. Qualche volta infatti gli ultrasuoni non riescono ad attraversare grosse masse muscolari, il polmone che può essere espanso per una malattia, l’osso o i componenti metallici delle strutture artificiali come le protesi valvolari cardiache.

In questi casi può essere necessario ricorrere ad un diverso punto di esplorazione che sia più vicino al cuore. In questo esame la sonda ecocardiografica viene introdotta nell’esofago e quindi l’osservazione con ultrasuoni non viene ostacolata dalla parete toracica e dall’aria contenuta nei polmoni. L’ecocardiogramma per via transesofagea, per il paziente, equivale alla esecuzione di una comune gastroscopia.

Per visualizzare il cuore da questa diversa finestra il paziente deve sopportare il disagio della introduzione di una sonda, di dimensioni paragonabili a quelle di un dito di un ragazzo, attraverso l’esofago. L’esofago è l’organo che connette la bocca con lo stomaco e passa proprio dietro al cuore, in una posizione quindi che consente di “vedere” il cuore da vicino e da una posizione opposta a quella dell’esame transtoracico. In questo modo possono essere acquisite altre informazioni originali che, integrate a quelle dell’esame transtoracico, consentono quasi sempre di dirimere i problemi diagnostici del paziente.

 

Come prepararsi all’esame?

Per eseguire L’ecocardiogramma transesofageo è necessario non mangiare o bere nelle 4 ore precedenti l’esame. Le medicine possono essere assunte cercando di bere solo la minima quantità sufficiente per deglutire i farmaci. In caso di diabete è importante consigliarsi con il proprio medico per definire la dose adeguata di Insulina che dovrà essere ovviamente ridotta per il digiuno.

 

Come si svolge l’esame?

Il paziente viene invitato a togliersi gli occhiali ed a rimuovere eventuali protesi dentarie, viene collegato al monitoraggio elettrocardiografico e, tramite una fleboclisi, ad una infusione di soluzione fisiologica che ha il solo scopo di tenere disponibile, per il tempo dell’esame, un accesso venoso per somministrare farmaci in caso di necessità.

Il paziente viene posto sul fianco sinistro con il busto ed il collo leggermente flessi come per guardarsi le gambe. Il medico, dopo avergli inserito tra i denti un boccaglio per non danneggiare la sonda, lo aiuterà nel compito sgradevole ma non pericoloso di ingoiare la sonda.

Può essere consigliabile eseguire una anestesia locale della bocca e del retrobocca (faringe) con lidocaina spray (un anestetico locale).

 

Quanto dura l’esame?  La durata complessiva è di circa 10-15 minuti.

 

 

L’ecocardiogramma transesofageo è doloroso?

No. L’esame è fastidioso ma, se il paziente collabora e mantiene la calma, è facilmente sopportabile. Il momento più difficile è quello dell’introduzione della sonda. In quel momento si possono manifestare colpi di tosse, eruttazioni, conati di vomito; sono disturbi passeggeri che non devono allarmare il paziente e che non pregiudicano un risultato favorevole dell’esame. Si deve tenere presente che il tubo non può interferire con la normale respirazione che avviene attraverso il naso e la trachea (cioè per altra via).

 

Come comunicare durante l’esame?

Durante l’esame, con la sonda nell’esofago, non è possibile parlare. Si deve quindi stabilire prima dell’inizio dell’esame un codice di comunicazione attraverso l’uso della mano.

 

Cosa è possibile fare per facilitare l’esame e renderlo il meno fastidioso possibile?

Respirare lentamente con il naso cercando di rilassare i muscoli del collo e delle spalle. Non

deglutire la saliva che si forma nella bocca ma lasciarla uscire all’esterno.

Cercare di collaborare con il Cardiologo, in particolare deglutendo quando viene richiesto.

 

Come rendere l’esame più sicuro ?

Si deve informare il medico se vi sono:

  1. Malattie del fegato croniche e storia di precedenti epatiti
  2. Storia di infezioni gravi
  3. Allergie a Farmaci
  4. Glaucoma
  5. Malattie polmonari
  6. Disturbi gastrici specie se associati a precedenti episodi di emorragia
  7. Difficoltà a deglutire
  8. Recenti interventi chirurgici del tratto gastrointestinale o della regione faringo-laringea
  9. Precedente radioterapia sul torace

 

 

 

L’ecocardiogramma transesofageo è pericoloso?

Ogni volta che “qualcosa” viene introdotta nel nostro corpo esistono dei rischi. Tuttavia con l’ecocardiografia transesofagea i rischi sono ridottissimi. Si tratta generalmente di aritmie cardiache che vengono ben tollerate dal paziente e che solo molto raramente richiedono un trattamento farmacologico. Esiste però una rarissima possibilità (2-3 ogni mille casi) che la sonda danneggi l’esofago durante l’introduzione.

L’ecocardiografia transesofagea è comunque una metodica estremamente sicura ed è estremamente improbabile che si verifichino delle complicazioni; di fatto l’utilità delle informazioni che si ottengono giustifica ampiamente i disturbi che il paziente deve sopportare ed il minimo rischio di complicazioni insite nella metodica

 

Cosa accade dopo l’esame?

Generalmente il paziente dopo pochi minuti dal termine dell’esame non avverte alcun disturbo. Qualora sia stato necessario somministrare un sedativo è consigliabile aspettare almeno 30 minuti prima di lasciare l’ospedale ed evitare di mettersi alla guida. E’ pertanto consigliabile che Lei venga accompagnato da un familiare per evitare di dover guidare personalmente l’automobile al ritorno.

La gola, per l’azione dell’anestetico locale, può essere lievemente irritata per cui non è consigliabile bere o magiare per 2-3 ore.

 

Quali sintomi dobbiamo segnalare al cardiologo?

Le complicazioni, come detto, sono rarissime. Vanno comunque segnalati alcuni sintomi che dovessero insorgere dopo l’esame:

  • Dolore insolito o difficoltà ad inghiottire
  • Dolore addominale o toracico
  • Vomito di color caffè o sangue

ATTENZIONE:  L’ecocardiografia transesofagea viene effettuata nella stragrande maggioranza dei casi senza creare problemi al paziente: le percentuali di insuccesso tecnico sono molto basse (1-4% a secondo delle casistiche) e generalmente legate ad una mancata collaborazione da parte del paziente.

Per ovviare a questi inconvenienti si raccomanda al paziente di porre al medico tutte le domande che ritiene opportune, al fine di ottenere una conoscenza completa delle indicazioni, delle procedure, dei rischi e dei benefici che possono derivare dall’esame a cui sta per essere sottoposto.

Un paziente informato affronterà gli inevitabili disagi con una maggiore consapevolezza e minore ansia contribuendo meglio alla riuscita dell’esame.

N.B. La foto mostra immagine tridimensionale di un difetto interatriale

 

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30-9-2018
Ecocardiogramma color doppler

1) COS'E' L'ECOCARDIOGRAMMA TRANSTORACICO ?

L’ecocardiografia è una metodica che è stata introdotta in Italia negli anni ’70; essa utilizza gli ultrasuoni per visualizzare l’interno del cuore ed il flusso del sangue attraverso le valvole.

A differenza delle radiazioni utilizzate in radiologia, gli ultrasuoni sono innocui, per cui non è necessaria alcuna precauzione e l’esame può essere eseguito su qualunque paziente innumerevoli volte (anche nelle donne in gravidanza).

Durante l’esame di routine, transtoracico, la sonda viene appoggiata al torace del paziente e gli ultrasuoni vengono diretti all’interno del corpo, senza che il paziente possa avvertirli.

Gli ultrasuoni arrivano al cuore e ritornano alla sonda  che li trasforma in impulsi elettrici e li invia all’ecocardiografo dove vengono  utilizzati per visualizzare sullo schermo un cuore “virtuale” che ci informa del comportamento del  “cuore reale” del paziente.  Le onde sonore possono anche essere riflesse dalle cellule del sangue e fornire informazioni sul flusso all’interno del cuore e dei vasi. Questo fenomeno è chiamato effetto Doppler. Durante un esame Doppler il paziente sente un rumore prodotto dalla macchina che rappresenta il flusso del sangue attraverso le valvole del cuore.

Gli anni ’80 hanno visto una progressiva diffusione di questo esame, tanto che oggi essa rappresenta, insieme all’elettrocardiogramma, la metodica di base per studiare qualunque tipo di malattia cardiaca.

Le informazioni che si rilevano con questo esame sono diverse e complementari a quelle che si acquisiscono con l’elettrocardiogramma. La visita cardiologica, l’Elettrocardiogramma e l’Ecocardiogramma bidimensionale Color Doppler transtoracico consentono di acquisire una ricchezza di informazioni sullo stato anatomico e funzionale del cuore di livello molto elevato che spesso consentono un primo accurato inquadramento dei problemi cardiologici del paziente.

 

2) In quali casi è utile eseguire l’esame ?

L’ ETT serve sostanzialmente a due scopi:

  1. a) valutare la funzionalità del cuore
  2. b) studiare il funzionamento delle valvole cardiache

 

3) E’ necessaria una preparazione particolare ?

No ! Non è necessaria alcuna preparazione per sottoporsi all’esame né modificare o sospendere la terapia in corso.

 

 

4) Perché è MOLTO IMPORTANTE avere notizie sulle malattie precedenti?

L’esame ecocardiografico è una procedura di tipo “artigianale” nella quale è fondamentale l’abilità del cardiologo che deve riuscire a visualizzare, in un tempo ragionevolmente contenuto, le strutture potenzialmente responsabili dei problemi del paziente. Questa visualizzazione, spesso difficile, comporta la capacità di orientare correttamente la sonda e di agire in modo coerente sui comandi della macchina. Per questo il cardiologo, prima di cominciare l’ecocardiogramma, deve sapere cosa deve andare a cercare. 

Inoltre, per poter valutare l’evoluzione nel  tempo della cardiopatia, è necessario poter  fare un paragone con esami precedenti.

Vi sono infine alcune situazioni (ad esempio gli esiti di interventi cardiochirurgici) nelle quali NON E’ POSSIBILE iniziare l’esame senza avere notizia sul tipo di intervento che è stato eseguito e sulla protesi che è stata impiantata.

E’ quindi molto importante che il paziente abbia con sé una relazione clinica sulle condizioni del suo cuore il più completa possibile. 

 

N.B. La foto mostra l'ecocardiografo cioè l'apparecchio usato per eseguire l'ecocardiogramma

 

                          

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30-9-2018